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Quitting smoking concept. Hand is refusing cigarette offer.

Smettere di Fumare: l’Auricoloterapia

Hai sempre pensato di smettere di fumare ma cerotti, gomme alla nicotina, sigarette elettroniche, farmaci antidepressivi, magneti, ipnosi, spray orali, libri, o noiose terapie di gruppo non hanno mai portato al risultato sperato?

Un’unica seduta di auricoloterapia, associata a piccoli accorgimenti, con il nostro metodo brevettato SMOKILL, vi farà dire addio al pacchetto di sigarette.

La terapia, in un’unica seduta, si basa sulla somministrazione di leggeri stimoli elettrici del padiglione auricolare con specifiche frequenze studiate e messe a punto per più di 15 anni, che vanno a stimolare la produzione di endorfine, ripristinando la normale produzione da parte del corpo e annullando cosi il bisogno fisico della nicotina.

Semplice, rapido, sicuro e indolore, il tutto in una sola seduta.

Siamo talmente sicuri del nostro metodo, che se dovessi tornare a fumare entro 30 giorni dalla seduta, potrai usufruire della nostra GARANZIA della durata di 6 mesi nell’arco dei quali potrà ripetere il trattamento al 50% del costo, cercando di personalizzare sempre di più, il servizio alla singola persona.

Il costo della terapia antifumo a studio è di 180 euro ma se decidi di acquistarlo ora, con il tasto qui sotto, riceverai uno sconto di ben 40 euro!
Non perdere questa occasione! la promozione avrà una durata limitata.
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Per maggiori informazioni puoi contattare il nostro studio allo 06-45547367 o al 3496896178, puoi scriverci nella chat di Whatsapp in basso, oppure compila il modulo contatti qui  e vienici a trovare in Largo Luigi Cossa 37/38.

Cos’è l’Auricoloterapia?

auricoloterapia

Per auricoloterapia si intende l’uso dell’orecchio per fini terapeutici.

Scoperta dal medico Paul Nogier di Lione nel 1951, l’auricoloterapia è stata riconosciuta dall’OMS (ORGANIZZAZIONE MONDIALE DELLA SANITà) nel 1990 come pratica terapeutica a tutti gli effetti, dopo essere stata oggetto di studi neurofisiologici. Ciò vuol dire che può essere praticata solo da figure sanitarie abilitate.

Come funziona?

Durante la seduta vengono stimolati, con leggeri stimoli elettrici a intensità brevettate, alcuni specifici punti che servono a far rilasciare endorfine al corpo. Le endorfine sono ormoni prodotti dal nostro cervello ed immessi in continuazione nel flusso sanguigno, ma chi fuma ne ha pochissime in quanto la nicotina  abbassa in maniera considerevole la loro produzione. Proprio per questo motivo, quando il fumatore prova a smettere di fumare da solo, senza nessun aiuto, compaiono i sintomi dell’astinenza alcuni dei quali sono: crampi addominali, mal di testa, sbalzi della pressione arteriosa, annebbiamenti della vista, sudorazione profusa, nervosismo etc.

Con la Terapia Antifumo si produce  invece, una enorme scarica di endorfine che vengono riversate immediatamente nel sangue evitando la comparsa dei fastidiosi sintomi dell’astinenza e stimolando il corpo a riprendere la fisiologica produzione ormonale.

In questo modo si viene a ripristinare un equilibrio ormonale alterato anni addietro quando si è cominciato a fumare.

Come agisce la nicotina nel corpo?

La nicotina agisce a livello biochimico, infatti, viene velocemente assorbita dai vasi sanguigni presenti nella bocca e nella gola e attraverso il sangue arriva al cervello, dove, legandosi a dei recettori specifici, influisce negativamente sulla produzione delle endorfine, facendole produrre al corpo solo sotto la sua stimolazione (nicotino-dipendenza) e aumentando di conseguenza il bisogno della nicotina stessa. Le endorfine (come la serotonina) sono ormoni che aumentano il tono dell’umore e di conseguenza il risultato più immediato che ne deriva è quello di dare al fumatore una sensazione di un “apparente benessere”: mentale e fisico.

Lo stress psico-emotivo, invece, subentra quando il fumatore è in astinenza dal fumo, e in conseguenza di ciò, si determina nel suo organismo un calo della serotonina; infatti, man mano che questa scende, il fumatore comincia ad avvertire una serie di sintomi spiacevoli come: ansia, irritabilità, insonnia, malessere diffuso, depressione, ecc. tanto che ad un certo punto non sopporta più e accende nuovamente la sigaretta.

Il cervello si abitua velocemente alla presenza della nicotina richiedendone continuamente dosi supplementari, le quali se non vengono somministrate, sono causa della comparsa dei sintomi dell’astinenza.

Per le suddette ragioni fra il fumatore e la sigaretta si instaura un legame morboso come se la sigaretta fosse per lui una sorta di “stampella psicologica” che lo aiuterebbe, secondo lui, a vincere le asprezze della vita quotidiana.

Domande frequenti:

D: Che ha di particolare la sua tecnica rispetto alle altre?

R: Frutto di oltre 15 anni di studi e applicazioni, è una tecnica non invasiva, adatta a tutte le età, che vanta risultati non paragonabili a nulla di simile.

D: Che provo dopo la terapia?

R: Eseguita la seduta il corpo è appagato e non sente più il bisogno di riaccendere un’altra sigaretta( fame di fumo)possono rimanere per pochi giorni la gestualità e il ricordo dei momenti in cui fumavi ma non avendone un bisogno fisico, presto andranno a svanire del tutto.

D: Di quante sedute ho bisogno?

R: Grazie al nostro metodo brevettato solamente una!

D: quanto dura la terapia?

R: Circa 40 minuti

D: Ci possono essere effetti collaterali?

R: Assolutamente no! Anzi al massimo proverete un gran senso di rilassatezza dato dal corretto rilascio ormonale stimolato dalla terapia.

D: Sarà dolorosa?

R: Assolutamente no! La terapia viene adeguata alla singola persona proprio per avere un trattamento più possibile personalizzato ed efficace.

TUTTO QUELLO CHE NON SAI SULLA SIGARETTA: PERCHè FUMIAMO?

smettere di fumare2

Perché sborsiamo una fortuna per le sigarette?
Per intasare sistematicamente i polmoni con catrame cancerogeno e ostruire ed avvelenare i vasi sanguigni. Ogni giorno che passa privi sempre più di ossigeno i muscoli e tutti gli organi del corpo, e la conseguenza è che ti senti sempre più letargico, sempre più carente di energia. Ti condanni ad una vita con alito cattivo, denti neri, abiti bruciacchiati, portacenere disgustosi e una puzza repellente di tabacco: ovvero una vita di schiavitù.

Che razza di vita è quella del fumatore?
È una vita a farsi trattare da gran parte della società come una specie di lebbroso, ma quel che è peggio è una vita che persone intelligenti come te spendono a disprezzare se stessi.

Fumo per abitudine?
La risposta è che non è un’abitudine ma una tossicodipendenza, è questa la causa della difficoltà a riuscirci da soli! È questo il motivo per cui trovi cosi difficile liberarti da un’abitudine che ha un sapore schifoso, ti uccide, ti costa, è disgustosa e puzzolente e dalla quale non riuscivi comunque a liberarti. Se pensi che ti piaccia fumare chiediti come mai puoi prendere o lasciare altre cose nella vita che sono infinitamente più piacevoli, ma devi avere le sigarette per non sentirti assalire dal panico.

Cosa ti ha fatto cascare nella trappola?
Le migliaia di persone che già lo facevano. Poiché la prima sigaretta che hai fumato aveva un sapore terribile, ti sentivi rassicurato nella tua convinzione che tu non saresti mai cascato nel trabocchetto e, visto che le prime sigarette non ti sono piaciute, pensavi di poter smettere quando volevi.
Fumare è come entrare in un labirinto gigantesco; appena entrato la tua mente si fa annebbiata, offuscata, e passi il resto dell’esistenza a cercare di uscirne. La vita del fumatore diventa ogni giorno più difficile, più problematica, semplicemente perché il tabacco non rilassa o allevia lo stress, come i tuoi ex colleghi fumatori credono, ma fa esattamente il contrario: rende più nervosi e tesi.

Perché la sigaretta è una droga?
L’assuefazione al fumo è causata dalla nicotina, sostanza oleosa ed incolore, che è la droga contenuta nel tabacco. Tra le droghe conosciute è quella che più velocemente provoca una dipendenza e può bastare una sigaretta a determinarne l’assuefazione. Ogni boccata ne fa arrivare al cervello, attraverso i polmoni, una piccola dose, che agisce più rapidamente della dose di eroina che un tossicodipendente si inietta; se ci sono quindi circa venti tiri in una sigaretta, tu ricevi venti dosi di droga. Appena finito di fumare, il livello di nicotina nel corpo inizia a scendere e tu cominci a soffrire i sintomi di astinenza che all’inizio sono quasi impercettibili per te, ma non per il tuo cervello.

Cosa succede se non accendi un’altra sigaretta?
Diventi nervoso, irrequieto, insicuro  e irritabile. È come una specie di fame, fame di veleno, cioè di nicotina. Pochi secondi dopo aver acceso una sigaretta si riceve una nuova dose di nicotina che fa cessare il desiderio, e quello che ne consegue è la sensazione di rilassamento e sicurezza che il fumatore ottiene dal fumo.

Quali sono le false convinzioni del fumatore?
I fumatori pensano di fumare perché ottengono piacere, distensione o una specie di carica: la vera ragione è invece che cercano di alleviare i sintomi di astinenza.

Fumi per alleggerire lo stress?
Durante una qualsiasi situazione di stress, senza che te ne rendi conto stai già soffrendo di una leggera situazione di stress indotto dalla mancanza della nicotina, che si aggiunge all’altro stress del particolare momento che stai vivendo. Accendendo una sigaretta, il cumulo di stress viene ridotto poiché cala in parte quello indotto dalla nicotina, e così provi una sensazione di carica. In quel momento, tale sensazione non è un’illusione, ti senti in effetti meglio di come stavi prima di accenderti una sigaretta. Ma la verità è che, mentre fumi, sei comunque più teso di un non fumatore, poiché più si fuma e più la sigaretta distrugge la persona e il sollievo che si prova fumando diminuisce man mano.

Fumi per noia?

Molti credono che il fumo possa alleviare la noia. Anche questo è falso. La noia è uno stato mentale; non vi è nulla di eccitante o interessante in una sigaretta. Quando sei dipendente dalla nicotina e non stai fumando ti manca qualcosa,   ma se sei intento in una attività non stressante puoi stare lunghi periodi senza accorgerti della mancanza della droga.

Fumi per aumentare la concentrazione?
Quando occorre concentrazione automaticamente si evita ogni distrazione, ma il fumatore soffre di una continua distrazione causata dalla necessità di assumere la “dose”; quindi, quando deve concentrarsi, senza neppure accorgersene, si accende una sigaretta, alleviando (ma solo in parte) i sintomi di astinenza, e continuando con quel che stava facendo. E immediatamente si scorda che sta fumando.

Fumi per rilassarti?
La maggior parte dei fumatori ritiene che la sigaretta rilassi; non è così, poiché la nicotina è una sostanza eccitante. Una delle sigarette più care al fumatore è quella che si accende dopo i pasti. Pranzi e cene sono momenti della giornata durante i quali si smette di lavorare, ci rilassiamo, ci sfamiamo e dissetiamo e viviamo quindi in uno stato di soddisfazione. Non è così per il povero fumatore che ha un’altra fame da soddisfare. I fumatori non sono mai completamente rilassati, hanno dimenticato come ci si sente quando si è completamente tranquilli, ed è questa invece una delle grandi gioie che riscoprirai. La prossima volta che sarai invitato ad un banchetto, osserva i tuoi “ex colleghi drogati” mentre fumano tra una portata e l’altra e ti sarà chiaro che non stanno godendosi il pasto ma non vedono l’ora che termini perché interferisce con il loro fumare.

RICAPITOLANDO PERCHè PRATICARE L’AURICOLOTERAPIA PER SMETTERE DI FUMARE?

Man with laptop thinking

Perchè se provi a smettere di fumare da solo, senza nessun aiuto, possono comparire i sintomi dell’astinenza:
Cefalea, crampi addominali, sudorazione diffusa, tremori, insonnia, nausea, sbalzi della pressione arteriosa (può o aumentare troppo, oppure calare fino allo svenimento).

Cosa succederà nel mio corpo se decido di praticare la terapia antifumo?
Non  avvertirai i sintomi dell’astinenza grazie alle endorfine che  circolano di nuovo nel tuo sangue.
Sentirò la mancanza della sigaretta?
Sentirai per qualche settimana la mancanza della gestualità, cioè la mancanza della sigaretta tra le mani nei classici momenti della giornata in cui eri abituato ad accenderla. Più tempo passa e più l’intervallo tra un desiderio e l’altro aumenterà, fino a quando non penserai più alla sigaretta.

Sarò nervoso?
Il  nervosismo che potrebbe comparire dopo la terapia e durare per qualche giorno è normale perché la mente del fumatore vede la decisione di smettere di fumare come “un sacrificio” e inizia a sentirsi privata di qualcosa di importante.

 Come dovrò comportarmi quando sarò in compagnia di un fumatore?

Non invidiarlo assolutamente!

Ricorda che non sei tu che hai perso qualcosa, ma è il povero fumatore a cui quotidianamente vengono tolti: salute, energia, denaro, sicurezza, tranquillità mentale, coraggio, serenità, libertà e rispetto di se stesso.  Smettila di invidiare i fumatori e inizia a vederli per quello che realmente sono: creature tristi e patetiche; anzi, adesso aiutali perché hanno bisogno della tua pietà.

Quando deciderai di praticare la Terapia Antifumo e diventare ex fumatore:

Ricorda che non stai rinunciando proprio a niente! Anzi, stai per ottenere dei vantaggi giganteschi; non solo perché sarai più sano e avrai più soldi, ma perché sarai maggiormente in grado di godere i momenti più felici della vita, e quelli infelici ti sembreranno più sopportabili.
Non dubitare mai della decisione che hai preso!

Convinciti che non esiste una “sola” sigaretta: fumare è una tossicodipendenza e quindi una reazione a catena. Rattristandoti pensando alla sigaretta otterrai solo di punirti inutilmente.

Considera tutta la faccenda del fumo non come un’abitudine sociale che potrebbe farti male ma per quello che è: una tossicodipendenza.

Ricorda che se venisse offerta a tutti i fumatori l’opportunità di poter tornare a quando non fumavano, l’accetterebbero subito. Non pensarlo in termini di rinuncia !

Non hai bisogno della sigaretta, e continuando a vederla come un aiuto o una spinta non fai che torturarti. Non c’è ragione di sentirti triste nel pensare di smettere di fumare. Le sigarette non completano o migliorano le cene o le occasioni sociali: le rovinano!

Ricordati anche che a cena il fumatore non fuma perché gli piace ma perché deve farlo, perché è un tossicodipendente che senza le sigarette non riesce a godersi né un pranzo né la vita stessa.

Non sarebbe meraviglioso rispondere ad un “amico” che ti offre una sigaretta: “ No, grazie. Non ne ho più di bisogno” !

 

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Graston Technique®

La Graston Technique® è una tecnica di mobilizzazione dei tessuti molli assistita da strumenti, basata sull’evidenza scientifica, che permette ai clinici di affrontare efficacemente il tessuto cicatriziale e le restrizioni fasciali con conseguente miglioramento dei pazienti.

La tecnica Graston Technique® utilizza strumenti in acciaio inox appositamente progettati, in concomitanza con l’esercizio terapeutico appropriato, per identificare in modo specifico e di conseguenza trattare efficacemente aree che presentano fibrosi dei tessuti molli o infiammazione cronica. Gli strumenti vengono inoltre impiegati in fase di diagnosi per seguire la catena cinetica, per localizzare e trattare la causa del sintomo, così come la specifica area dolorosa.

La Graston Technique® è un trattamento interdisciplinare utilizzata da medici e terapisti a livello mondiale. Viene utilizzata in strutture ambulatoriali e da più di 366 organizzazioni sportive amatoriali e professionali ed è parte integrante del curriculum di più di 42 college e università prestigiose.

Questa tecnica offre numerosi benefici sia per il professionista che per il paziente:

– Fornisce un miglior trattamento diagnostico
– Rileva maggiori e minori cambiamenti fibrotici
– Aumenta la soddisfazione del paziente raggiungendo risultati migliori
– Diminuisce il tempo complessivo di trattamento
– Favorisce una riabilitazione/recupero più veloce
– Riduce il bisogno di farmaci antiinfiammatori
– Risolve condizioni croniche che si pensavano permanenti

6 strumenti in acciaio inox sono alla base della Graston Technique®

strumenti

Il bordo curvilineo degli strumenti brevettati della Graston Technique® si combina con le loro forme concave/convesse per meglio adattarli ai vari distretti corporei. Questo design consente facilità di trattamento, minimo stress manuale per il terapista e massima penetrazione tissutale.
È una terapia assolutamente non dolorosa e che si integra benissimo con il resto delle tecniche utilizzate in terapia manuale.

In che ambito si usa la Graston Technique® ?

La Graston Technique® viene utilizzata maggiormente per trattare i muscoli e le strutture fasciali che li avvolgono. In seguito a traumi, infortuni o dolori, il muscolo può diventare rigido e le fasce possono perdere la loro capacità di scorrimento. Questi problemi possono essere fonte di dolore che potrebbero portare a restrizioni di movimento causando difficoltà nelle attività. Con la Graston Technique® si può riportare la muscolatura alla sua elasticità naturale, lavorare su contratture e trigger point. Si può ridare capacità di scorrimento alla fascia permettendo così di allentare le tensioni.

Anatomicamente la fascia è composta da una serie di membrane di tessuto connettivo che proteggono un organo o un complesso di organi e hanno funzione di nutrimento. Tra i vari, avvolge e sostiene anche i muscoli e per fare sì che questi possano essere forti e flessibili è necessario che gli strati della fascia possano scorrere tra di loro. Infatti, una delle sue funzioni fondamentali è la trasmissione di forze: il 30-40% della forza generata da un muscolo viene trasmessa dal tessuto connettivo che lo avvolge.

Il metodo Graston Technique® nasce con l’obiettivo di mobilizzare il tessuto fasciale, rilasciare le sue restrizioni e aumentare i processi riparativi di una determinata zona tissutale. Gli effetti sono: una riduzione del sintomo (in caso di dolore), una maggiore espressione sia di forza sia di flessibilità e, dunque, un ridotto rischio di infortuni.

Come si svolge una seduta

gt-1È fondamentale il riscaldamento dei tessuti prima di iniziare attraverso un lavoro aerobico per qualche minuto oppure attraverso l’utilizzo di terapia fisica. Poi si fa una valutazione facendo scorrere con una leggera pressione lo strumento sul tessuto per vedere dove è presente una consistenza anomala e dove impone maggiore resistenza allo scorrimento. In quel caso vuol dire che c’è una restrizione fasciale e si deve trattare la zona alternando varie tecniche e direzioni di applicazione. In seguito è necessario fare 2-3 minuti di stretching dei segmenti trattati, poi per ogni gruppo muscolare, esercizi di rinforzo con tante ripetizioni a basso carico per qualche minuto.

È indicata in:

  • tutte le tendinopatie sia acute sia croniche: epicondiliti, infiammazioni dell’achilleo, del rotuleo, del sovraspinoso (tendine della cuffia dei rotatori della spalla), etc.;
  •  sindromi fasciali: fascite plantare, sindrome della bendelletta ileotibiale, dito a scatto, etc.;
  • stiramenti legamentosi: distorsioni di caviglia, dei collaterali di ginocchio, crociati, etc.;
  • cicatrici/aderenze: dopo un intervento, ematoma o strappo muscolare;
  • sindromi da intrappolamento: tunnel carpale, tarsale, stretto toracico, etc.
  • sofferenza medio-tibiale
  • stiramenti lombari (mal di schiena)
  • sindrome rotulea (dolore al ginocchio)
  • fibromialgia

 

Gli strumenti della Graston Technique®, similmente a un diapason, risuonano nelle mani del clinico permettendogli di isolare aderenze e restrizioni e trattarle con precisione.

http://www.grastontechnique.it/

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capsulite adesiva spalla rigida

LA SPALLA RIGIDA o CAPSULITE ADESIVA

Che cos’è la SPALLA RIGIDA  o anche detta CAPSULITE ADESIVA?

Il termine spalla rigida indica una patologia invalidante a carico della spalla caratterizzata da dolore e rigidità, non conseguente ad immobilizzazione dell’arto e in presenza di superfici articolari e stabilmente allineate . Il termine più corretto sarebbe capsulite adesiva, in quanto si tratta di una patologia a carico della capsula articolare, cioè di quella componente  tissutale che unisce le 2 componenti ossee dell’articolazione della spalla: la testa dell’omero e la cavità in cui alloggia chiamata glenoide. In seguito ad un processo infiammatorio la capsula articolare si restringe causando una limitazione del movimento. Tale limitazione è condizionata dall’alterazione dei tessuti molli: perdita di elasticità tissutale, retrazioni intra-articolari della capsula, dei legamenti e delle unità muscolo-tendinee, aderenze lungo le superfici di scorrimento come la cuffia dei rotatori e il tendine del bicipite. Altri termini comunemente usati per definire questa patologia sono “spalla congelata” e il suo corrispettivo inglese “frozen shoulder”.

 

Come si caratterizza una Capsulite Adesiva?

La capsulite adesiva o spalla rigida si caratterizza da una evidente riduzione e limitazione del range in tutti i piani di movimento con conseguente dolore e invalidità.

La capsulite può essere distinta in due principali categorie: possiamo avere una forma primaria chiamata Capsulite adesiva idiopatica, o una forma secondaria detta Spalla rigida post-traumatica, che si presenta in seguito a traumi o interventi chirurgici.  In base all’esame anamnestico e clinico la Capsulite idiopatica primaria si può suddividere in più stadi d’evoluzione.

I fase: fase dolorosa (durata 2-9 mesi). Si caratterizza con la comparsa di un dolore continuo diffuso a tutta la spalla in assenza di limitazione passiva del movimento che peggiora di notte e spesso disturba il sonno. In questa fase la mobilità passiva è ancora completa ed è solo il dolore a limitare il movimento; non si è ancora strutturatà la rigidità caspulare.

II fase: fase di rigidità progressiva (3-12 mesi). In questa fase al dolore si affianca l’insorgenza di una progressiva perdita del movimento passivo e si evidenzia una perdita del volume capsulare con sinovite e formazione di aderenze cicatriziali.

III fase: fase di congelamento (9-14 mesi). In questa fase si riduce notevolmente il dolore a riposo, il paziente avverte un arco di movimento confortevole senza dolore superato il quale arriva l’insorgenza del dolore, causato dal progressivo stiramento della capsula articolare. La contrattura capsulare è ormai strutturata.

IV fase: fase di scongelamento. Questa fase è caratterizzata da un lento e progressivo recupero della mobilità articolare.

Al Contrario la Spalla rigida secondaria si differenzia dall’idiopatica per il riconoscimento della causa scatenante e per la diversa evoluzione, che non rispetta le tappe della capsulite idiopatica. Essa è conseguente a ad un trauma, tendinite calcifica, intervento chirurgico, immobilizzazione dell’arto ecc..

 

Quali sono i fattori di rischio e come di effettua la diagnosi in caso di Capsulite adesiva?

Premettendo che ogni persona anche in assenza di fattori di rischio possa sviluppare una capsulite adesiva, spesso vengono associati come fattori di rischio alcuni elementi come l’appartenenza al genere femminile, età compresa tra i 35-55 anni, la presenza di patologie preesistenti come diabete o cardiopatia e l’assunzione di alcuni farmaci.

La diagnosi in caso di capsulite adesiva si basa sull’esame clinico e anamnestico, sulla diagnosi differenziale di altre patologie che interessano la spalla come tendiniti della cuffia dei rotatori o del capo lungo del bicipite, artrosi, tendinite calcifica e traumi; e in particolare sull’esame Radiologico e sull’esame di Risonanza Magnetica in cui si evidenzia la presenza di superfici articolari regolari e stabilmente allineate e l’assenza di positività a altre patologie sopra elencate. Nel paziente con capsulite adesiva qualsiasi movimento brusco, anche di piccola ampiezza  (chiudere lo sportello dell’auto, afferrare istantaneamente un oggetto che cade), può riprodurre i sintomi caratteristici.

 

Qual’è il trattamento più corretto per la Capsulite Adesiva o Spalla rigida?

La procedure migliore per il recupero dell’elasticità di un tessuto è rappresentata dal suo allungamento. Gli stessi pazienti riferiscono di non aver alcun sollievo dall’assunzione di farmaci antidolorifici o di infiltrazioni di cortisone non ottenendo nessun risultato poiché il dolore è provocato dalla perdita dell’elasticità e non da uno stato infiammatorio.

Esercizi di allungamento autogestiti eseguiti in acqua o a secco sono molto utili, ma è di fondamentale importanza la mobilizzazione passiva effettuata dal fisioterapista poiché l’allungamento per essere efficace deve raggiungere una certa soglia rappresentata dall’insorgenza del dolore irradiato.

La soglia del dolore e la motivazione del paziente sono le qualità determinanti per stabilire il corretto approccio riabilitativo. le persone fortemente motivate sono i candidati ideali per il raggiungimento dell’obiettivo finale, costituito cioè dal completo recupero del movimento dell’arto.

Se riconosci il tuo problema in uno o più sintomi sopraelencati, prenota un appuntamento con noi e tramite una valutazione GRATUITA con il nostro fisioterapista, sapremo indicarti sicuramente il trattamento a te più idoneo.

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APERTO TUTTO AGOSTO

Sono arrivate le ferie ma non per noi!

FISIO HEALTH rimarrà APERTO TUTTO AGOSTO

e seguirà il solito orario continuato su appuntamento dalle 8 alle 20.

Buone vacanze a tutti. 🍹🍹🍹

 slideAPERTITUTTAESTATE
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TRIGGER POINT E IL DOLORE MUSCOLARE

I trigger point sono una condizione organica molto sottovalutata ma che ad oggi è la causa della maggior parte dei disturbi mio-fasciali spesso confusi anche con stati infiammatori.

Il movimento, come lo svolgimento delle nostre attività di vita quotidiana, sono estremamente legate ad un corretto equilibrio del sistema muscolo-scheletrico del nostro organismo.

Nella vita di tutti i giorni può succedere di renderci conto che una parte del nostro corpo sia più “contratta” o la sentiamo addirittura dolente, questo spesso è dato da una contrazione esagerata di un determinato muscolo, che se mantenuta, lo struttura in una condizione di accorciamento fisso.

Questa condizione può essere data da sport che utilizzano principalmente un’ area corporea, lo stare seduti troppe ore davanti ad un pc o al volante, disturbi alimentari, temperature molte basse e con alto tasso di umidità e forte stress.

E’ con questo tipo di condizioni che si vengono a creare delle aree di tessuto muscolare contratto e dolente alla palpazione denominate TRIGGER POINT.

COME SI CARATTERIZZA UN TRIGGER POINT:

I trigger point consistono in una piccola area ischemica del muscolo ( bandelletta palpabile), che diventa rigida e poco contrattile. A causa di questa condizione aumenta la sua irritabilità all’ attività muscolare e quindi come risposta invia un segnale doloroso anche lontano da quella che è la sede del trigger point originario.

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Le caratteristiche dei trigger point sono:

  • dolore (anche lontano dalla sede reale).
  • parestesia e indolenzimento cutaneo nella zona di proiezione del dolore.
  • disturbi vascolari, visivi, uditivi e gastrointestinali.
  • i muscoli perdono elasticità e forza muscolare.
  • vertigini posturali e disorientamento del corpo nello spazio.
  • mal di testa.
  • nessuna risposta o leggera ai classici antinfiammatori.

COME DISATTIVARE I TRIGGER POINT:

I trigger point si possono disattivare in molti modi ma sicuramente ci sentiamo di sconsigliare il cosiddetto “fai da te”. In questi casi purtroppo non è mai facile individuare la vera causa del dolore (il vero trigger point attivo) , perchè come abbiamo detto il dolore  può manifestarsi anche in una sede molto lontana da quella della zona che andrà poi trattata. Quindi è sempre consigliato rivolgersi ad un fisioterapista di fiducia che farà una corretta anamnesi riguardo la vostra problematica e in base a quella applicherà il trattamento più adeguato.

I trattamenti che riscontrano comunque maggior efficacia sono:

  • terapia manuale(digito pressione)
  • stretching
  • tecarterapia
  • laserterapia
  • cupping

Se riconosci il tuo problema in uno o più sintomi sopraelencati, prenota un appuntamento con noi e tramite una valutazione GRATUITA con il nostro fisioterapista, sapremo indicarti sicuramente il trattamento a te più idoneo.

 

 

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