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Graston Technique®

La Graston Technique® è una tecnica di mobilizzazione dei tessuti molli assistita da strumenti, basata sull’evidenza scientifica, che permette ai clinici di affrontare efficacemente il tessuto cicatriziale e le restrizioni fasciali con conseguente miglioramento dei pazienti.

La tecnica Graston Technique® utilizza strumenti in acciaio inox appositamente progettati, in concomitanza con l’esercizio terapeutico appropriato, per identificare in modo specifico e di conseguenza trattare efficacemente aree che presentano fibrosi dei tessuti molli o infiammazione cronica. Gli strumenti vengono inoltre impiegati in fase di diagnosi per seguire la catena cinetica, per localizzare e trattare la causa del sintomo, così come la specifica area dolorosa.

La Graston Technique® è un trattamento interdisciplinare utilizzata da medici e terapisti a livello mondiale. Viene utilizzata in strutture ambulatoriali e da più di 366 organizzazioni sportive amatoriali e professionali ed è parte integrante del curriculum di più di 42 college e università prestigiose.

Questa tecnica offre numerosi benefici sia per il professionista che per il paziente:

– Fornisce un miglior trattamento diagnostico
– Rileva maggiori e minori cambiamenti fibrotici
– Aumenta la soddisfazione del paziente raggiungendo risultati migliori
– Diminuisce il tempo complessivo di trattamento
– Favorisce una riabilitazione/recupero più veloce
– Riduce il bisogno di farmaci antiinfiammatori
– Risolve condizioni croniche che si pensavano permanenti

6 strumenti in acciaio inox sono alla base della Graston Technique®

strumenti

Il bordo curvilineo degli strumenti brevettati della Graston Technique® si combina con le loro forme concave/convesse per meglio adattarli ai vari distretti corporei. Questo design consente facilità di trattamento, minimo stress manuale per il terapista e massima penetrazione tissutale.
È una terapia assolutamente non dolorosa e che si integra benissimo con il resto delle tecniche utilizzate in terapia manuale.

In che ambito si usa la Graston Technique® ?

La Graston Technique® viene utilizzata maggiormente per trattare i muscoli e le strutture fasciali che li avvolgono. In seguito a traumi, infortuni o dolori, il muscolo può diventare rigido e le fasce possono perdere la loro capacità di scorrimento. Questi problemi possono essere fonte di dolore che potrebbero portare a restrizioni di movimento causando difficoltà nelle attività. Con la Graston Technique® si può riportare la muscolatura alla sua elasticità naturale, lavorare su contratture e trigger point. Si può ridare capacità di scorrimento alla fascia permettendo così di allentare le tensioni.

Anatomicamente la fascia è composta da una serie di membrane di tessuto connettivo che proteggono un organo o un complesso di organi e hanno funzione di nutrimento. Tra i vari, avvolge e sostiene anche i muscoli e per fare sì che questi possano essere forti e flessibili è necessario che gli strati della fascia possano scorrere tra di loro. Infatti, una delle sue funzioni fondamentali è la trasmissione di forze: il 30-40% della forza generata da un muscolo viene trasmessa dal tessuto connettivo che lo avvolge.

Il metodo Graston Technique® nasce con l’obiettivo di mobilizzare il tessuto fasciale, rilasciare le sue restrizioni e aumentare i processi riparativi di una determinata zona tissutale. Gli effetti sono: una riduzione del sintomo (in caso di dolore), una maggiore espressione sia di forza sia di flessibilità e, dunque, un ridotto rischio di infortuni.

Come si svolge una seduta

gt-1È fondamentale il riscaldamento dei tessuti prima di iniziare attraverso un lavoro aerobico per qualche minuto oppure attraverso l’utilizzo di terapia fisica. Poi si fa una valutazione facendo scorrere con una leggera pressione lo strumento sul tessuto per vedere dove è presente una consistenza anomala e dove impone maggiore resistenza allo scorrimento. In quel caso vuol dire che c’è una restrizione fasciale e si deve trattare la zona alternando varie tecniche e direzioni di applicazione. In seguito è necessario fare 2-3 minuti di stretching dei segmenti trattati, poi per ogni gruppo muscolare, esercizi di rinforzo con tante ripetizioni a basso carico per qualche minuto.

È indicata in:

  • tutte le tendinopatie sia acute sia croniche: epicondiliti, infiammazioni dell’achilleo, del rotuleo, del sovraspinoso (tendine della cuffia dei rotatori della spalla), etc.;
  •  sindromi fasciali: fascite plantare, sindrome della bendelletta ileotibiale, dito a scatto, etc.;
  • stiramenti legamentosi: distorsioni di caviglia, dei collaterali di ginocchio, crociati, etc.;
  • cicatrici/aderenze: dopo un intervento, ematoma o strappo muscolare;
  • sindromi da intrappolamento: tunnel carpale, tarsale, stretto toracico, etc.
  • sofferenza medio-tibiale
  • stiramenti lombari (mal di schiena)
  • sindrome rotulea (dolore al ginocchio)
  • fibromialgia

 

Gli strumenti della Graston Technique®, similmente a un diapason, risuonano nelle mani del clinico permettendogli di isolare aderenze e restrizioni e trattarle con precisione.

http://www.grastontechnique.it/

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TRIGGER POINT E IL DOLORE MUSCOLARE

I trigger point sono una condizione organica molto sottovalutata ma che ad oggi è la causa della maggior parte dei disturbi mio-fasciali spesso confusi anche con stati infiammatori.

Il movimento, come lo svolgimento delle nostre attività di vita quotidiana, sono estremamente legate ad un corretto equilibrio del sistema muscolo-scheletrico del nostro organismo.

Nella vita di tutti i giorni può succedere di renderci conto che una parte del nostro corpo sia più “contratta” o la sentiamo addirittura dolente, questo spesso è dato da una contrazione esagerata di un determinato muscolo, che se mantenuta, lo struttura in una condizione di accorciamento fisso.

Questa condizione può essere data da sport che utilizzano principalmente un’ area corporea, lo stare seduti troppe ore davanti ad un pc o al volante, disturbi alimentari, temperature molte basse e con alto tasso di umidità e forte stress.

E’ con questo tipo di condizioni che si vengono a creare delle aree di tessuto muscolare contratto e dolente alla palpazione denominate TRIGGER POINT.

COME SI CARATTERIZZA UN TRIGGER POINT:

I trigger point consistono in una piccola area ischemica del muscolo ( bandelletta palpabile), che diventa rigida e poco contrattile. A causa di questa condizione aumenta la sua irritabilità all’ attività muscolare e quindi come risposta invia un segnale doloroso anche lontano da quella che è la sede del trigger point originario.

TP

Le caratteristiche dei trigger point sono:

  • dolore (anche lontano dalla sede reale).
  • parestesia e indolenzimento cutaneo nella zona di proiezione del dolore.
  • disturbi vascolari, visivi, uditivi e gastrointestinali.
  • i muscoli perdono elasticità e forza muscolare.
  • vertigini posturali e disorientamento del corpo nello spazio.
  • mal di testa.
  • nessuna risposta o leggera ai classici antinfiammatori.

COME DISATTIVARE I TRIGGER POINT:

I trigger point si possono disattivare in molti modi ma sicuramente ci sentiamo di sconsigliare il cosiddetto “fai da te”. In questi casi purtroppo non è mai facile individuare la vera causa del dolore (il vero trigger point attivo) , perchè come abbiamo detto il dolore  può manifestarsi anche in una sede molto lontana da quella della zona che andrà poi trattata. Quindi è sempre consigliato rivolgersi ad un fisioterapista di fiducia che farà una corretta anamnesi riguardo la vostra problematica e in base a quella applicherà il trattamento più adeguato.

I trattamenti che riscontrano comunque maggior efficacia sono:

  • terapia manuale(digito pressione)
  • stretching
  • tecarterapia
  • laserterapia
  • cupping

Se riconosci il tuo problema in uno o più sintomi sopraelencati, prenota un appuntamento con noi e tramite una valutazione GRATUITA con il nostro fisioterapista, sapremo indicarti sicuramente il trattamento a te più idoneo.

 

 

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Ernia

Ernia del disco e sovrappeso: un rapporto destinato a durare

Il numero di persone sovrappeso o obese è aumentato in maniera esponenziale, soprattutto in alcuni paesi, Stati Uniti, ad esempio, dove 1 bambino su 3 è obeso. Purtroppo la probabilità che questa condizione continui anche da adulti o che peggiori con l’andare avanti dell’età è molto alta. Non pensiamo, però, che ci troviamo di fronte ad un fenomeno lontano che travalica i confini europei: alcuni paesi (Gran Bretagna, Germania e Crozia, ad esempio) hanno calcolato che più del 60% della loro popolazione è sovrappeso.

Piccolo inciso per spiegare quali sono i valori di riferimento. I termini sottopeso, normopeso, sovrappeso e obeso si riferiscono al calcolo dell’indice di massa corporea (IMC: relazione tra il peso e l’altezza del soggetto). E’ un calcolo che dà sicuramente delle informazioni, ma che, non prendendo in considerazione il rapporto massa magra – massa grassa, non è molto specifico. Si indentifica come sottopeso una persona con un IMC al di sotto del 19, normopeso tra 19 e 25, sovrappeso tra 25 e 30 e al di sopra di 30 obeso.

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Salve, come possiamo aiutarla?